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RAPPRESENTATIVITA' - NORMATIVA

 

 

 

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RAPPORTO CNEL SULLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA NAZIONALE

RAPPORTO CNEL SULLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA NAZIONALE - FAMAR

 

 

 

l'efficacia e la legittimità dei CCNL secondo il report trimestrale redato dal CNEL 

 

 

leggi i rapporti:

 

http://www.cnel.it/766 

 

APPALTI E CONTRATTI SENTENZE

APPALTI E CONTRATTI SENTENZE - FAMAR

La validità dei contratti stipulati da sindacati non appartenenti alla triplice è piena:

 Per l’ordinamento giuridico si demanda al datore di lavoro la scelta del contratto d’applicare nelle sue aziende in attuazione dell’ art. 39 della Costituzione. Non solo, l’azienda potrebbe addirittura applicare il contratto di un settore diverso da quello che disciplina l’attività dell’impresa, essendo inapplicabile l’art. 2070, comma 1), del codice civile nel settore privato. Ciò premesso, poche sono le regole da osservare per stare sereni nell’applicazione del contratti collettivi stipulati dai sindacati dei lavoratori che hanno in sé il requisito della maggiore rappresentatività, sia nelle parti datoriali che sindacali, così come prevede la legge. L’azienda per applicare i CCNL sottoscritti da FAMAR deve iscriversi a una delle associazioni datoriali (FedImprese o Nord Industriale) che hanno sottoscritto il contratto, deve assicurare in caso di passaggio da altro contratto la salvaguardia della retribuzione (RAL) dei lavoratori attraverso accordi e/o percorsi di armonizzazione, deve inoltre versare agli Enti bilaterali la contribuzione obbligatoria prevista dal contratto. In caso contrario per l’azienda risulta inapplicabile il contratto.

Nel caso di piena osservanza delle regole sopra richiamate, invece, TUTTI i contratti depositati al CNEL hanno tutti pieno diritto di cittadinanza, per cui le aziende che si attengano alle prescrizioni contrattuali e corrispondano all’Inps i minimali della contribuzione obbligatoria prevista dalle norme vigenti in materia, l’imprenditore non ha nulla da temere circa la legittimità della propria scelta, come confermato ad esempio anche dalla sentenza n. 144 emessa dal Tar Piemonte, sezione I, in data 22 gennaio 2015, che in cambio di appalto ha sentenziato che il contratto dei Servizi stipulato dalle associazioni di categoria FedImprese unitamente a Confazienda ed Unica opposto al contratto Pulizie Multiservizi è legittimamente applicabile. L’ordinanza del Tar riconosce la piena efficacia e validità del suindicato contratto Servizi di FedImprese anche con riferimento alla piena tenuta rispetto alle previsioni dell’art. 36 della Costituzione, pronunciandosi sulla legittimità dell’applicazione di più contratti da parte della stessa azienda. Per opportuna conoscenza se ne riporta un brevissimo stralcio: «Secondo l’orientamento ormai costante della Cassazione (a partire dalla decisione delle Sezioni unite 26 marzo 1997, n.2665) il comma 1 dell’art. 2070 c.c., secondo cui l’appartenenza alla categoria professionale, ai fini dell’applicazione del contratto collettivo, si determina secondo l’attività effettivamente esercitata dall’imprenditore, non opera nei riguardi della contrattazione collettiva di diritto comune, che ha efficacia vincolante limitatamente agli iscritti alle associazioni sindacali stipulanti e a coloro che, esplicitamente o implicitamente, al contratto abbiano prestato adesione. (omissis)… Nel caso di specie, la società…… ha dichiarato in gara che avrebbe applicato al personale impiegato nel servizio due diversi contratti collettivi entrambi pacificamente pertinenti alla tipologia di mansioni da espletare, e cioè il Ccnl Pulizie Multiservizi stipulato da FISE Confindustria, Confapi ed Alleanza delle Cooperative al personale riassorbito dal gestore uscente (come previsto dalla legge di gara) e il Ccnl Servizi di FedImprese, Confazienda ed Unica al proprio personale già impiegato in altri servizi e da utilizzare solo per le eventuali, fisiologiche, sostituzioni temporanee del personale riassorbito.

La circostanza che i due contratti collettivi applicati prevedano trattamenti retributivi differenziati (più elevati quelli del Pulizie Multiservizi rispetto al Servizi) non integra di per sé alcuna violazione del principio di adeguatezza della retribuzione di cui all’art. 36 Cost.; anzi, il solo fatto che la retribuzione sia determinata con riferimento a due contratti collettivi entrambi pertinenti al servizio da espletare di per sé attesta il rispetto della norma costituzionale, ovvero la corresponsione, in entrambi i casi, di un trattamento retributivo congruo (benché differenziato). Né sussiste nel nostro ordinamento un principio di parità di trattamento retributivo a parità di mansioni e qualifiche, essendo le differenze retributive legittime fintantoché non siano poste in essere in attuazione di discriminazioni vietate dalla legge, come quelle fondate su ragioni di sesso, età, razza, religione, opinioni politiche e simili

(Cons. stato, sez. VI, 3 ottobre 2007 n. 5096), o non implichino l’ attribuzioni di livelli retributivi inadeguati alla qualità e quantità della prestazione erogata, in violazione dell’art. 36 Costituzione». A conclusione dello stralcio della sentenza del Tar Piemonte sembra opportuno richiamare anche la sentenza emessa dal Tar Lombardia (sezione distaccata di Brescia), depositata il 31 dicembre 2014, che evidenzia come il processo d’individuazione delle associazioni comparativamente più rappresentative, tra quelle maggiormente rappresentative, non possa tradursi in un esercizio astratto, ma debba seguire logiche stringenti supportate da prove documentali da parte di chi (ad es. gli ispettori dell’Inps) contesti che detto requisito sia nella fattispecie inesistente. In sintesi si può concludere che tutti i contratti registrati al CNEL sono pienamente legittimi e, fino a prova contraria (supportata da dati certi ed inconfutabili), stipulati da organizzazioni comparativamente più rappresentative.

VARIE SENTENZE ED ANALISI SULLE APPLICAZIONI CCNL

VARIE SENTENZE ED ANALISI SULLE APPLICAZIONI CCNL - FAMAR

Sentenza n. 1215 del 27 novembre 2009 - Corte di Appello di Torino

Oggetto: differenze contributive dovute dal datore di lavoro per diversa applicazione CCNL.

Fatto

Una società cooperativa, operante nel settore facchinaggio, in data 19.11.2007 aveva fatto ricorso al Tribunale di Alessandria, chiedendo l’annullamento di una cartella notificata dalla EQUITALIA SPA, con la quale le era stato ingiunto di pagare all'INPS l'importo di euro 39.473, 03, oltre le spese, a titolo di contributi e somme aggiuntive per il periodo gennaio 2004 - dicembre 2006.

Tale cartella si basava sul verbale di accertamento n. 502 dell'8.6.2007 con il quale gli ispettori di vigilanza avevano contestato alla cooperativa di avere calcolato la retribuzione imponibile a fini contributivi in base a quanto effettivamente erogato ai soci lavoratori in applicazione del CCNL UNCI/CONFSAL anziché sulla base delle retribuzioni di cui al CCNL “facchinaggio” siglato da LEGACOOP, CONFCOOPERATIVE, AGCI con CGIL,CISL ed UIL.

Per questo motivo erano state imputate alla cooperativa differenze contributive riscontrabili nell’applicazione dei due differenti CCNL.

L'INPS, costituendosi in giudizio, chiedeva la conferma della cartella opposta, sostanzialmente sottolineando come ai sensi dell'art. 2, co. 25, della L n. 549/1995 dovesse trovare applicazione il CCNL stipulato "dalle organizzazioni maggiormente rappresentative" e quindi, secondo l’Istituto, non il CCNL UNCI/CONFSAL poiché "raffrontando gli accordi... non v'è dubbio che siano i contratti conclusi con queste ultime associazioni (LEGACOOP, CONFCOOPERATIVE, AGCI) a godere della maggiore rappresentatività".

Il Tribunale di primo grado, con sentenza del 13.1.2009, accoglieva l'opposizione della cooperativa e annullava la cartella esattoriale, motivando la decisione sul fatto che la “maggiore rappresentatività comparata (…) non può essere determinata a priori e consistere in una attribuzione stabile e irreversibile del sindacato, ma deve essere verificata nel tempo attraverso la comparazione con le diverse associazioni”. Ne consegue che l’INPS (…) è onerato della prova della maggiore rappresentatività delle organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto l’accordo invocato (cioè quello siglato da CGIL, CISL ed UIL con LEGACOOP, CONFCOOPERATIVE, AGCI), rispetto a quello applicato dal ricorrente” (cioè il CCNL UNCI/CONFSAL).

Excursus

L’INPS ha fatto ricorso in appello chiedendo di riformare la sentenza di primo grado e confermare la cartella esattoriale.

Le motivazioni addotte dall’Istituto, sostanzialmente, erano basate sul concetto che “per comune esperienza, le predette tre OO.SS. firmatarie del CCNL di categoria sono notoriamente quelle dotate di maggiore organizzazione e strutture, capacità negoziale e contrattuale ecc.” e quindi quelle comparativamente più rappresentative.

La Corte di Appello di Torino ha rigettato il ricorso, confermando e rafforzando le motivazioni del giudice di primo grado.

I giudici di Torino, nella loro ricostruzione giuridica e giurisprudenziale, hanno citato le numerose sentenze1 nelle quali la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo cui è onere dell’INPS, in materia di determinazione della base imponibile per il calcolo dei contributi, fornire la prova della dedotta maggiore rappresentatività di un sindacato firmatario di un contratto collettivo del quale si invochi l'applicazione.

Tra queste, la sentenza n. 3912 del 20.4.1999 è emblematica poiché riferita ad un tipo di contrattazione, quella effettuata da UCICT-CISAL-FENASALC (CCNL Commercio), ben più “competitiva” rispetto agli attuali articolati UNCI/CONFSAL che, sul piano dei minimi tabellari, non si discostano più di tanto rispetto alla contrattazione confederale classica, peraltro limitatamente ai soci-lavoratori dipendenti e non ai meri lavoratori subordinati (non soci).

In questa sentenza la Cassazione aveva escluso la sussistenza di una omissione contributiva conseguente all'applicazione da parte della società datrice di lavoro, ai fini del calcolo dei contributi, del CCNL UCICT-CISAL-FENASALC anziché del CCNL stipulato il 30.5.1991 dalla CONFCOMMERCIO con le confederazioni CGIL-CISL-UIL, non avendo l’INPS "fornito la prova della dedotta maggiore rappresentatività dei sindacati che ebbero a stipulare il CCNL del 30 maggio 1991” ed ha poi testualmente sottolineato: "...l'Istituto ricorrente ha omesso di indicare sin dal ricorso introduttivo di primo grado i fatti precisi dai quali riteneva si potesse desumere la qualità di organizzazione sindacale più rappresentativa su base nazionale dei sindacati in esame (ovvero la maggiore rappresentatività degli stessi sindacati confederali nell'ambito della categoria alberghiera), venendo meno anzitutto all'onere di allegazione, che pure gli incombeva in quanto attore in senso sostanziale in sede di opposizione a decreto ingiuntivo. Neppure nel ricorso d'appello, l'Istituto ricorrente ha provveduto a formulare mezzi di prova tendenti a dimostrare la maggiore rappresentatività di tali sindacati.

1 Sentenze nn. 3912 – 4510 – 4524 – 4548 – 4781 – 4958 – 4962 - 6174 del 1999 e sentenza n. 2268 del 1.3.2000.

Conclusioni

Questo principio, per la Corte di Appello di Torino, è applicabile anche al caso in esame.

Infatti, l’INPS avrebbe dovuto allegare (e quindi poi dimostrare nel caso di eventuale contestazione della Cooperativa) in base a quali precise circostanze di fatto le organizzazioni CGIL-CISL e UIL erano da ritenersi maggiormente rappresentative nella categoria rispetto alla CONFSAL e non limitarsi ad affermare che "raffrontando gli accordi stipulati con la CONFSAL e con le rappresentanze sindacali CGIL, CISL ed UIL, non v'è dubbio che siano i contratti conclusi con queste ultime associazioni a godere della maggiore rappresentatività" giacché, a prescindere dal dato evidente che la maggiore rappresentatività è da riferire non ai contratti, ma alle OO.SS. contrapposte dei lavoratori e dei datori di lavoro, non è certo dal confronto fra le previsioni dei diversi CCNL (e tantomeno dalla previsione dì "minimali" retributivi maggiori o minori) che è possibile desumere la maggiore o minore rappresentatività, nell'ambito della medesima categoria, delle OO.SS. stipulanti.

Da sottolineare, poiché di importanza fondamentale, che nel Regolamento Interno della Cooperativa era presente esplicitamente l’indicazione dell’applicazione del CCNL UNCI/CONFSAL.

Per i motivi sopra esposti la Corte di Appello di Torino ha respinto l’appello, ha confermato l’annullamento della cartella esattoriale e ha condannato l’INPS al pagamento delle spese.

Il Regolamento Interno, ai sensi dell’art. 6 della Legge n. 142/2001 costituisce il documento fondamentale per l’attività della cooperativa anche ai fini dei “trattamenti economici complessivi”, nei quali sono ricomprese le maggiorazioni retributive e l’istituto del ristorno di cui all’art. 3, comma 2, lettera b della legge 142/2001, nella forma di integrazione delle retribuzioni. Per tale motivo, tali trattamenti non possono assolutamente prescindere da quanto stabilito dalla Legge n. 142/2001 e, pertanto, possono essere desunti solo ed esclusivamente dal Regolamento Interno, e non soltanto dal CCNL applicato.

Altre Sentenze

Sentenza n. 3988 del 24 ottobre 2008 – Tribunale di Torino

Oggetto: differenze retributive dovute in applicazione di diverso CCNL

Fatto

Richiesta differenze retributive in applicazione del CCNL “sociali” firmato da LEGACOOP, CONFCOOPERATIVE, AGCI  con CGIL, CISL ed UIL ritenuto più favorevole rispetto a quello siglato da UNCI/CONFSAL ed applicato dalla cooperativa.

Decisione

Il tribunale dà ragione alla cooperativa applicante il CCNL/UNCI sulla base delle seguenti motivazioni:

- Il contratto collettivo “sociali” UNCI/CONFSAL è “certamente un contratto nazionale di settore e pertanto la sua applicazione non comporta violazione dei minimi contrattuali ed è aderente al dettato dell'art. 3” della legge 142/2001;

- “in base al combinato disposto degli art. 3 e 6 L. 142/01 deve quindi ritenersi la legittimità della scelta operata dalla cooperativa che ha esercitato la sua libertà negoziale individuando il contratto collettivo da applicare ai propri dipendenti e soci tra i vari contratti collettivi di settore non essendovi alcun obbligo di applicare quello contenente la disciplina più favorevole”;

- non si può imporre, nel capitolato di appalto, l’obbligatorietà di applicare un determinato CCNL, poiché il capitolato “impone l’applicazione dei minimi retributivi risultanti dai contratti collettivi nazionali con ciò demandando alla aggiudicataria la scelta tra i vari CCNL di settore”.

Anche in questo caso è stata fondamentale l’indicazione specifica, contenuta nel Regolamento Interno della cooperativa, dell’applicazione del CCNL UNCI/CONFSAL

“sociali”.

Sentenza TAR Campania 2007

Oggetto: Costo del lavoro CCNL UNCI inferiore ai minimi tabellari Ministeriali - appalti

Fatto

L’ASL, con delibera del 7.6.2005 affidava il servizio di assistenza domiciliare integrata in favore di un consorzio di cooperative sociali che applicava il contratto UNCI (all’epoca stipulato con la CISAL), risultante aggiudicataria a seguito di partecipazione ad un regolare bando di gara e nel pieno rispetto del capitolato speciale di appalto.

Un altro consorzio di cooperative sociali, risultante non vincitore del suddetto appalto, faceva istanza al TAR Campania per chiedere l’annullamento della Delibera di aggiudicazione.

Tra i motivi del ricorso, si citavano quelli secondo cui le condizioni economiche praticate dal Consorzio vincitore (CCNL UNCI/CISAL) erano inferiori a quello minimo previsto dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative ed indicato dalle Tabelle Ministeriali.

Decisione

Il TAR Campania ha confermato la delibera dell’ASL in quanto le tabelle ministeriali fungono da mero parametro di valutazione, da parte delle amministrazioni Pubbliche, di valutazione delle offerte pervenute. Testualmente: “(…) non può condividersi il postulato sul quale si fonda (il ricorso) e cioè la pretesa inderogabilità dei minimi stabiliti dalle predette Tabelle Ministeriali”. Il TAR Campania cita la sentenza del TAR Piemonte n. 4453 del 23.12.2005 con cui è stato sancito che “I valori previsti dalle apposite tabelle ministeriali relativi al costo del lavoro negli appalti di servizi non fissano criteri rigidi e perentori, tali da dar luogo nel caso di mancato rispetto all’esclusione automatica dell’offerta, dovendo per contro in caso di sensibile scostamento la stazione appaltante disporre la verifica dell’anomalia (…)”

Così si è pronunciato anche il Consiglio di Stato, con sentenza n. 9318 del 31.12.2003, anch’essa citata.

Sul tema della valutazione del costo del lavoro negli appalti pubblici e la validità delle Tabelle Ministeriali si è ritenuto opportuno fare ulteriori considerazioni che rafforzano la tesi del mero valore indicativo delle stesse. Si veda la sezione che segue.

Sentenze che, pur non citandola, rafforzano la contrattazione libera

Rappresentatività sindacale

In generale, si ricorda che la contrattazione legittima rispetta tutti i criteri giurisprudenziali su cui si è basato in passato il concetto di maggiore rappresentatività ed adesso quello di maggiore rappresentatività comparata (numero di iscritti, presenza significativa sull'intero territorio nazionale, pluricategorialità, intercategorialità, effettiva attività di autotutela condotta con continuità, sistematicità ed equilibrata diffusione).

Cass. 28 ottobre 1981, n. 5664; 18 febbraio 1985, n. 1418 e 27 ottobre 1990, n. 10392

– importanza del criterio territoriale, settoriale ed intercategoriale per valutare la rappresentatività sindacale Cass. 28 ottobre 1981, n. 5664 –carattere non decisivo del numero di iscritti nel valutare la rappresentatività sindacale Cass. 18 luglio 1984, n. 4218; 1 marzo 1986, n. 1320; 20 aprile 2002, n. 5765 e 2 dicembre 2005, n. 26239 – l’importanza dell’effettività dell’azione sindacale (partecipazione a trattative sindacali, vertenze, stipula di contratti collettivi) Pluralismo contrattuale ed efficacia soggettiva del CCNL Cassazione, 7 giugno 2004, n. 10762; 9 agosto 1996, n. 7383 e 28 agosto 2004, n. 17250 - il contratto collettivo stipulato dalle attuali organizzazioni sindacali è un contratto di diritto comune, dunque, in forza dell’art. 1322, comma 2 del codice civile, con conseguente applicazione non di una disciplina speciale, ma di quella, appunto, di diritto comune, dettata dal codice civile per i contratti in generale.

Cass. 9 luglio 1976, n. 2644; Cass. 1975, n. 495 - il principio della libertà sindacale sancito dall’art. 39 Cost. consente un regime di pluralismo contrattuale, ben potendo coesistere distinti contratti collettivi nella medesima categoria che regolino in modo differenziato i rapporti di lavoro degli aderenti alle rispettive organizzazioni stipulanti.

Cass. 30 maggio 1997, n. 4803; 18 marzo 1996, n. 2260 e 18 gennaio 1996, n. 382 - in presenza di una pluralità di CCNL contemporaneamente vigenti stipulati da sindacati tutti maggiormente rappresentativi, i minimi salariali da considerare ai fini della spettanza del beneficio devono essere non già quelli dei contratti più favorevoli ai lavoratori o del contratto concluso per ultimo, ma quelli del contratto cui il datore di lavoro è vincolato per essere stato stipulato dalla propria associazione, non essendovi alcun diverso criterio alla stregua del quale attribuire prevalenza all’uno o all’altro contratto collettivo; Appalti - mero valore indicativo del costo lavoro delle tabelle ministeriali

La sentenza del Consiglio di Stato, Sezione V, 23/08/2006, n. 4949, ha ritenuto illegittimo un provvedimento di esclusione di un’impresa la cui offerta sia stata qualificata come “anormalmente bassa” per il solo fatto che alcune voci fossero inferiori ai minimi tabellari predefiniti in atti legislativi, regolamentati, amministrativi o comunque ufficiali. E’ sempre necessario che venga consentito all’impresa di fornire le proprie giustificazioni così da esercitare pienamente il proprio diritto d’iniziativa economica privata in armonia con il perseguimento del pubblico interesse. E’ stato riconosciuto che la verifica della congruità di un’offerta anomala costituisce espressione di un potere tecnico-discrezionale insindacabile in sede giurisdizionale, salva l’ipotesi in

cui le giustificazioni formulate siano illogiche o fondate su insufficiente motivazione.

Questa sentenza indirettamente esclude l’inderogabilità dei limiti al costo del lavoro imposti dal Ministero, aprendo il varco a possibili loro determinazioni ad altri livelli normativi, come quello contrattuale.

Questo punto di vista è sorretto anche da un’altra sentenza del Consiglio di Stato, Sezione 6 (sentenza del 21 novembre 2002, n. 6415), la quale ha precisato che la legge 327/2000 (la c.d. legge Salvi, ora recepita nell’art. 26 comma 6 del D.Lgs 81/2008 (Testo Unico Sicurezza)3 recante “valutazione dei costi del lavoro e della sicurezza nelle 3 Il comma 6 riprende testualmente il contenuto dell’art. 8, comma 1, della L. n. 123/2007, nella parte in cui modifica il comma 3 bis dell’art. 86 della. L. n. 163/2006 ed obbliga gli enti aggiudicatari che valutano le offerte delle gare di appalto, somministrazione e subappalto a valutare che il costo del lavoro e della sicurezza sia adeguato. In pratica, nella predisposizione delle gare di appalto pubblico e nella valutazione delle anomalie nelle offerte, gli Enti aggiudicatari debbono valutare la congruità riferita sia al costo del lavoro che a quello della sicurezza che va indicato in maniera specifica. Il costo del lavoro è determinato, periodicamente, attraverso apposite tabelle, predisposte dal Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale sulla base dei valori scaturenti dalla contrattazione collettiva (dei sindacati comparativamente più rappresentativi) e dalle norme in materia previdenziale ed assistenziale. In mancanza di CCNL applicabile vale quello del settore merceologico più simile. Il costo relativo alla sicurezza è incomprimibile e non può essere soggetto a ribasso d’asta. gare di appalto” poneva regole funzionali alla corretta predisposizione dei bandi di gara e alla valutazione delle soglie di anomalia delle offerte dei partecipanti a gare d’appalto, ma non determinanti una misura del costo del lavoro rilevante agli effetti degli appalti pubblici in via autoritativa, quale intervento regolatorio sui prezzi a fini amministrativi.

La Sent. Consiglio di Stato n. 5497/02 ribadisce, in nome dei principi comunitari, l’effettiva concorrenza nel settore degli appalti pubblici per cui “il concorrente deve poter far valere, utilmente e in contraddittorio, il suo punto di vista su ciascuno dei vari elementi di prezzo proposti” prima che l’amministrazione possa respingere un’offerta perché ritenuta anormalmente bassa (concetto ribadito nella precedente sent. C-285/99 e C-286/99 della Corte di Giustizia CE, riferita esclusivamente al settore degli appalti pubblici. In questo ambito invece c’è estensione al settore dei servizi).

Questa sentenza inoltre interpreta l’art. 37 della direttiva 92/50 CEE del Consiglio del 18 giugno 1992. Precisa che il comma 2 non delinea tassativamente le giustificazioni che possono essere presentate, dunque non autorizza l’esclusione automatica di alcuni tipi di giustificazioni, che contrasterebbero con il “principio di libera concorrenza” tra i concorrenti alle gare di appalto, ma si limita a fornire esempi di giustificazioni che il concorrente può presentare a dimostrazione della serietà della sua offerta. E’ rimessa alla Commissione la stima della congruità delle giustificazioni presentate, trattandosi di valutazioni tecnico-discrezionali che sfuggono (di norma) alla valutazione di legittimità del giudice amministrativo (salvo che non siano viziate da travisamento dei fatti o nel loro iter logico). 

Criteri applicabilità per i diversi CCNL

È ed acclarato dalla giurisprudenza la possibilità di utilizzare qualsiasi CCNL senza incorrere in problematiche legali.

 

Principio dell’autonomia negoziale

I giudici del lavoro hanno concordemente affermato che: “Il contratto collettivo rappresenta la principale manifestazione dell'attività sindacale ed è espressione dell'autonomia negoziale collettiva che viene riconosciuta a tutti i soggetti sindacali quale complemento necessario della libertà di organizzazione sindacale garantita dall'art. 39 della Costituzione e costituisce lo strumento negoziale mediante il quale le organizzazioni sindacali operano per la realizzazione degli interessi collettivi”. 

Con sentenza della Corte di Appello di Bologna n. 494/2012 e del Tribunale di Roma del 24/11/2014 n. 1194 i giudici hanno affermato, come peraltro già ribadito in numerose altre sentenze (vedi sentenze del Tribunale di Roma n. 263/07, Tribunale di Firenze n. 265/08, Tribunale di Bologna n. 263/2007), il principio secondo il quale il datore di lavoro ha il diritto di scegliere il CCNL che ritiene più idoneo alla propria attività, anche se ha retribuzioni diverse rispetto ad altri CCNL.

Infatti, i contratti collettivi non avendo efficacia «erga omnes» sono atti di natura negoziale, applicabili esclusivamente ai rapporti individuali intercorrenti tra soggetti iscritti alle associazioni stipulanti e che abbiamo aderito ai patti collettivi o li abbiamo implicitamente recepiti. 

Ne consegue che, ove una delle parti faccia riferimento, per la decisione della causa, a un determinato contratto collettivo di lavoro, non efficace erga omnes, il giudice, solo in mancanza di iscrizione delle parti stipulanti o di espressa adesione ad altra contrattazione collettiva, può e deve valutare in concreto il comportamento posto in essere dal datore di lavoro e dal lavoratore allo scopo di accertare se dagli atti siano desumibili elementi tali da indurre a ritenere ugualmente sussistente la vincolatività della contrattazione collettiva invocata.     

La presenza di un contratto collettivo regolarmente applicato dalle parti esclude la possibilità di applicare, in virtù dell'art. 36 della Costituzione, i minimi contrattuali previsti da altro contratto collettivo relativo alla stessa categoria merceologica; la mera circostanza che esista un altro contratto che preveda trattamenti economici più favorevoli per il lavoratore non può automaticamente portare a ritenere violato il principio di cui all'art. 36 della Costituzione dal CCNL meno favorevole, in quanto ciascun contratto costituisce parametro per valutare l'adeguatezza della retribuzione» (Trib. Bologna, sent. n. 263/07, pres. dr. Molinaro; il Trib. Firenze, sent. n. 11728/10).

 

Principio di adesione implicita ed esplicita al CCNL

    Il Tribunale di Bologna, con sent. n. 263/07, presidente dr. Molinaro e il Tribunale di Firenze, con sent. n. 265/08, dr. Bazzoffi hanno ribadito un principio oramai consolidato in giurisprudenza e cioè che: «I contratti collettivi di diritto comune hanno efficacia vincolante limitatamente agli iscritti alle associazioni sindacali stipulanti e a coloro che esplicitamente o implicitamente al contratto abbiano dato adesione (su tutte Cass. S.u. Lavoro 9/5/03 n. 7157). “Con l'adesione ad un CCNL il lavoratore, pur non iscritto alle associazioni sindacali firmatarie, si colloca, in relazione al contratto collettivo, nella medesima posizione giuridica dell'iscritto, accettando implicitamente le determinazioni dell'associazione stipulante in ordine alle future vicende del rapporto” (Cass. 2525/87). 

Queste conclusioni sono valide sia per il datore di lavoro sia per il prestatore. Ed ancora alla massima di maggiore rilevanza Cass. Sez. Lav., 14.4.2001, n. 5596: “I contratti collettivi di lavoro non dichiarati efficaci “erga omnes” ai sensi della legge n. 741 del 1959, in quanto costituiscono atti di natura negoziale e privatistica, si applicano esclusivamente ai rapporti individuali intercorrenti tra soggetti che siano iscritti alle associazioni stipulanti, ovvero che, in mancanza di tale condizione, abbiano fatto espressa adesione ai patti collettivi e li abbiano implicitamente recepiti attraverso un comportamento concludente, desumibile da una costante e prolungata applicazione delle relative clausole ai singoli rapporti.”

 

Adesione implicita:

    La Giurisprudenza ritiene vincolante il contratto collettivo anche nei confronti di coloro i quali, pur non essendo iscritti alle associazioni stipulanti, aderiscono implicitamente o esplicitamente al contratto. L’Adesione è considerata ESPLICITA qualora ad esempio venga indicato nel contratto individuale o nella lettera di assunzione che si applicherà al rapporto, un certo contratto collettivo.(ad es.: CCNL Facility Management sottoscritto da FedImprese - F.A.M.A.R. - S.N.A.P.E.L.).

    L’adesione invece è IMPLICITA quando il datore di lavoro, in mancanza di un obbligo giuridico in tal senso applichi spontaneamente e costantemente un contratto collettivo o almeno le sue clausole più rilevanti (tra le numerose pronunce in materia Cass 26/10/2005 n. 20765); la fonte dell’obbligo è il comportamento concludente.

 

CRITERI PER LA RAPPRESENTATIVITA’

    Il Tribunale di Roma, con sentenza n. 15753/08, dr. Mimmo, si è soffermato anche sulla questione della rappresentatività statuendo che: «In ogni caso la circostanza appare non rilevante, non essendo, ai fini della stipula di un CCNL, prevista una determinata rappresentatività delle organizzazioni sindacali, sia singolarmente sia nel loro complesso. 

In poche parole, nel nostro ordinamento, quantomeno nei rapporti di lavoro alle dipendenze di privati, e a differenza di quanto avviene nel pubblico impiego, non esiste un sistema in base al quale un CCNL possa ritenersi validamente stipulato solo qualora sia sottoscritto da organizzazioni sindacali che singolarmente o nel loro complesso rappresentino un determinato numero di lavoratori». 

    Il vecchio concetto di «confederazioni maggiormente rappresentative», con i privilegi che da esso derivavano è stato eliminato dal nostro ordinamento giuridico con il referendum del 1995. 

    Ciò che, attualmente conta è il criterio selettivo insito nella capacità di imporsi al datore di lavoro come controparte contrattuale, che di per sé indica una rappresentatività effettiva, mentre risultano irrilevanti altri indici.

 

Riferimenti normativi:

 

Cass. S.u. Lavoro n. 7157/2003; 

Cass. 2525/87;

Cass. Sez. Lav., 14.4.2001, n. 5596;

Corte di Appello di Bologna n. 494/2012;

Tribunale di Roma del 24/11/2014 n. 1194;

Tribunale di Roma n. 263/07;

Tribunale di Firenze n. 265/08;

Tribunale di Bologna n. 263/2007;

Tribunale di Roma, n. 15753/08.